14 marzo 2016 - Dune Costiere Alessia Cusini - [Vacanze a Ostuni in Puglia]: Bed and Breakfast in Masseria Brancati

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14 marzo 2016 - Dune Costiere Alessia Cusini

Come la collaborazione sta salvando aree di costa preziosa e di antichi ulivi nel Sud Italia

Il Parco delle Dune Costiere, allungandosi da Torre Canne a Torre San Leonardo, è un parco naturale che copre i territori di Ostuni e Fasano. Situato su circa 1.100 acri di terra lungo un tratto di otto chilometri di costa, il parco unisce uno storico paesaggio agricolo costellato di antichi oliveti con un raro ecosistema costiero.
Il parco si trova nella pittoresca regione Puglia, nel Sud Italia, dove la tradizione e le ostinate questioni sociali rallentano il ritmo del cambiamento. I posti di lavoro sono scarsi e molti dei giovani locali, aspiranti agenti di cambiamento, sono emigrati altrove attratti dalle opportunità professionali. Nonostante le difficoltà, il progresso, il cambiamento, è possibile nel momento in cui avviene la collaborazione all’interno della vita del parco. La tanto faticata saggezza e il calore leggendario della gente del posto giocano sicuramente un ruolo importante in tale successo.
In questo contesto, il Parco delle Dune Costiere è diventato un modello di sviluppo sostenibile. Il successo è dovuto ad una partnership innovativa tra le località vicine, l’ente parco, gli agricoltori e gli operatori, partnership che gestisce le risorse naturali, commerciali e culturali della zona, in modo che i beneficino di tutte le parti interessate. L’accordo minimizza anche la minaccia di sfruttamento miope locale e la cattiva influenza di burocrati lontani che sanno poco del il valore unico di questa terra e della sua gente. Questa collaborazione ha fatto sì che sia l'ecosistema del parco che la comunità locale prosperino nel presente e nel futuro.
Recentemente ho coinvolto, in un confronto via e-mail per analizzare questo successo pugliese, l'eroe locale e direttore del parco Gianfranco Ciola, e il visionario imprenditore Corrado Radio, proprietario di Masseria Brancati e del suo uliveto, piantato originariamente in epoca romana, con alberi che risalgono fino a 2.500 anni fa.

1. GC – Come è nata la comunità del Parco delle Dune Costiere e perché?
E’ nata attraverso il coinvolgimento delle aziende agricole e degli operatori turistici del parco, coinvolti fin dalle prime fasi istitutive del parco nella gestione di aree naturalistiche, come nel caso della zona umida di Fiume Morelli, o nella organizzazione di campagne di informazione e sensibilizzazione sulla tutela degli habitat del parco o nella organizzazione di servizi di fruizione. Successivamente è stata costituita la Consulta del Parco, composta da una pluralità di soggetti, come associazioni culturali, ambientaliste, istituti di istruzione e di ricerca, organizzazioni di produttori agricoli, sindacati, operatori turistici e agricoli. A seguire, l’avvio del percorso di certificazione con la Carta Europea del Turismo Sostenibile dell’Ente Parco, ha visto l’istituzione del Forum del Parco. Molte imprese hanno acquisito il Marchio del parco, e la certificazione con la Carta Europea del Turismo sostenibile fase II rilasciata da Europarc, che mette le imprese del Parco di fronte a responsabilità ed impegni volti a rafforzare la collaborazione tra operatori e a prendersi cura di porzioni di territorio ricadenti nel Parco.

2. GC – E’ stato difficile all’inizio? Perchè?
Non ci sono state particolari difficoltà, perché si è da subito instaurato un rapporto di fiducia e di forte collaborazione con gli operatori privati, agricoli e turistici.

3. GC – Quale è stato il punto di svolta, in cui le cose hanno iniziato ad avere senso? Qual è la struttura economica ed organizzativa del Parco? Come supportate economicamente la conservazione dell’area (es. turismo ecc)?
Punto di svolta è stata la collaborazione con una associazione culturale locale dedita alla rappresentazione da circa 30 anni di un Presepe Vivente e che mette insieme comunità di contadini impegnati ogni anno nell’organizzazione del Presepe e che rappresentano l’anima del territorio. Insieme a loro è stato costituito un presidio Slow Food, quello del pomodoro Regina di Torre Canne, che già da subito ha fatto accettare il Parco come un soggetto in grado di generare ricadute economiche positive sul territorio, mediante l’attuazione di politiche di sostenibilità e nuove forme di collaborazione/partecipazione.
Il Parco è gestito da un Consorzio composto da tre Enti Locali (Comune di Ostuni, Comune di Fasano, Provincia di Brindisi), ha un suo Presidente e una Giunta Esecutiva, composta da tre membri. L’Assemblea del Parco è composta dai due Sindaci e dal Presidente della Provincia, mentre l’attività gestionale è curata da un Direttore coadiuvato da un responsabile del servizio finanziario. Il bilancio del Parco è composto per le spese correnti da qualche decina di migliaia di euro, in passato versate dalla Regione Puglia, e nell’ultimo anno attraverso le quote consortili dei soci. L’attività gestionale è simile a quella di un Ente pubblico, con tutte le procedure che debbono essere di evidenza pubblica e rispondere alle norme a cui sono soggetti gli Enti pubblici. Sia il Presidente che la Giunta non percepiscono alcuni compenso, né gettone di presenza, né rimborsi spese.
Le risorse economiche sopra citate per coprire le spese correnti o di gestione sono esigue, per cui molte attività, iniziative, eventi e piccoli progetti di conservazione vengono realizzati in economia anche attraverso il contributo in natura messo a disposizione da una pluralità di soggetti che collaborano in maniera volontaristica con l’Ente Parco (associazioni, imprese turistiche, aziende agricole, scuole, ecc.).

4. CR – Chi ti ha introdotto l’idea della comunità del Parco delle Dune Costiere? Come?
L’idea di entrare nella comunità del Parco è stata data dall’attuale direttore Gianfranco Ciola. Devo dire che con me ha sfondato una porta aperta sia per il mio spirito ambientalista, aperto alle collaborazioni e imprenditoriale. Quest’ultimo aggettivo può sembrare strano ma una rete di collaborazioni all’interno di un parco crea di per sé una ottima promozione dei prodotti agricoli. Ogni azienda diventa “la casa del Parco“ e promuove non solo i prodotti ma anche le attività che altri organizzano. Anche in bassa e media stagione si organizzano passeggiate a piedi, in bici, a cavallo, degustazioni di oli o di formaggi o prodotti da forno ecc. Insomma, visibilità, anche mediatica, a costo zero. In cambio? Solo sostenibilità ambientale, coltivazione biologica e prendersi cura di qualche area del parco.
a ti hanno capito e appoggiato o c’è stato qualcuno che non era d’accordo?
La mia reazione è stata positiva, anche quella dei miei familiari, molto meno quella di alcuni miei colleghi, che mi mettevano in guardia dai vincoli che il Parco avrebbe causato nel territorio. Penso che oggi tutti abbiano cambiato idea e molti hanno chiesto di far parte del Parco. Stesso discorso per gli olivi monumentali, il Parco ha promosso il censimento di questi olivi storici, in altri comuni i tecnici che si occupavano del censimento sono stati minacciati e allontanati, in zona parco invece gli agricoltori hanno addirittura chiesto di poter fare l’autocensimento.

6. GC– Com’era il parco prima, e com’è diventato dopo, il progetto di sostenibilità?
Il Parco, prima della sua istituzione, avvenuta con una legge regionale del 2006 e con la costituzione dell’Ente gestore nel 2010, era rappresentato da un tratto di costa con numerosi operatori balneari (circa 23) che hanno avviato la loro attività nei decenni passati, senza alcuna forma di regolamentazione, o autorizzazione, in maniera improvvisata e nella maggior parte dei casi abusiva. Nelle aree rurali interne veniva praticata la caccia, ed era frequente l’abbandono di rifiuti e di inerti. Dopo l’individuazione dell’area SIC nel 1997, il Comune di Ostuni ha avviato la redazione del Piano di gestione del SIC che ha rappresentato la prima base per la gestione della intera area. Ma l’elemento che ha garantito la governance dell’area, è stato sicuramente la partecipazione della comunità locale alle attività del Parco, il coinvolgimento degli operatori privati, al punto che alcuni operatori che operavano in condizioni di illegalità, hanno voluto mettersi in regola da un punto di vista autorizzativo e fiscale, individuando insieme al Parco le soluzioni migliori per l’avvio di nuove attività imprenditoriali con il minore impatto ambientale possibile.
Inoltre il rapporto con le associazioni di Protezione Civile, per le attività di monitoraggio, e con il Corpo Forestale dello Stato per le attività di sorveglianza, ha garantito l’integrità delle zone rurali interne. Lo stesso vale per i rapporti di collaborazione con l’Agenzia Regionale Irrigua e Forestali ARIF, che ha visto la realizzazione di interventi di manutenzione della sentieristica, della cartellonistica, e delle aree naturali più fragili presenti lungo la costa.
Oggi nel Parco c’è un fiorire di attività e di iniziative insieme all’avvio di nuovi servizi di fruizione organizzati da diverse cooperative che in questi anni sono nate valorizzando competenze e sensibilità di numerosi ragazzi del territorio.

7. CR – Raccontaci della riserva degli ulivi a Masseria Brancati.
Sono molto di parte, gli olivi monumentali della Masseria Brancati sono la mia vita e la mia passione. Premesso che tutta la Puglia è ricca di splendidi olivi, quelli della mia masseria hanno qualcosa di speciale, sarà perché il terreno è inerbito, sarà che mi sono rifiutato di fare degli infittimenti per godere della bellezza dei tronchi, vere sculture della natura o forse per la presenza di esemplari unici come il Gigante, la Capanna, L’albero di Adamo ed Eva, e il Grande Vecchio, esemplare questo che è riuscito ad emozionare tantissime persone. Si è piegato, attorcigliato tre volte su se stesso e adagiato su una  colonnina di pietre proprio come un vecchio col suo bastone. Ma non solo bellezza, queste piante di circa 2000 anni di vita, producono olive da cui si ricava un meraviglioso olio extravergine, che viene tracciato e certificato “da Olivi Secolari di Puglia”.

8. CR – Che effetti ha avuto il progetto del Parco delle Dune Costiere sulla riserva degli ulivi a Masseria Brancati?
L’effetto più importante è stato l’entusiasmo e la voglia di andare avanti. C’è stato un periodo, che pur avendo intrapreso la strada della qualità dell’olio, ero demotivato e non vedevo un futuro per la mia attività. Il consiglio di Gianfranco di puntare sul biologico è stato determinante insieme a tutte le attività svolte insieme al fine di promuovere l’olio.
Ci siamo inventati, tra le altre cose, la degustazione didattica degli oli di oliva, non solo per far conoscere i miei oli di eccellenza, ma anche per insegnare pregi e difetti degli oli, far conoscere la loro classificazione, come conservarli, l’abbinamento olio/cibo. Ormai, da 7 anni è un appuntamento fisso, tutti i mercoledì della media ed alta stagione.

9. GC – Come far succedere l’innovazione sociale? Daresti ai lettori di Shareable alcuni consigli pratici basati sulla tua esperienza?
E’ importante avere un approccio rispettoso nei confronti di chi opera sul territorio da anni, in quanto agricoltore o operatore turistico. Avere una grande capacità di ascolto, generare fiducia e credibilità nei confronti di chi rappresenta l’Ente Parco, e dimostrare anche con piccolo atti concreti (manutenzione dei sentieri, pulizia dei rifiuti, cura della segnaletica, promozione dei prototti locali, …) che l’Ente parco è un soggetto attivo, concreto, operative sul territorio, al fine di migliorare la qualità dello stesso, rappresentando un valore aggiunto per tutte le imprese che in esso vi operano. Tutto ciò rappresenta la base per generare ponti di collaborazione con operatori privati, con associazioni e altri soggetti, attraverso i quali far passare elementi innovative che possono essere colti differentemente dai diversi operatori in relazione alla loro capacità imprenditoriale, e di cogliere l’innovazione stessa.  Va bene anche se pochi operatori colgono l’innovazione, purchè la possano applicare nella loro attività imprenditoriale generando modelli/esempi trasferibili e replicabili, che fungono da stimolo per altri operatori. Ecco perchè il trasferimento della innovazione passa attraverso un modello di efficienza del rapporto tra Ente Pubblico e operatori che hanno avuto fiducia nel cogliere la sfida delle innovazioni già nelle prime fasi.  D’altra parte il Parco sente l’obbligo di dare ampia visibilità a quegli operatori che hanno voluto cogliere la sfida della innovazione, sia nei processi produttivi che nel rapporto con il territorio, e questa visibilità risulta utile sia per le conseguenti ricadute economiche positive per l’impresa – dimostrando che tutelare il paesaggio, la biodiversità, la storia e la natura dei luoghi porta una convenienza economica - , nello stesso tempo  è utile per convincere fino a coinvolgere altri operatori dell’opportunità di innovare e di lavorare in rete al fine di esaltare gli scambi di competenze di esperienze e competenze tra operatori private.

10. GC – Raccontaci la storia di Ciccio Lido un euro?
Ciccio lido un euro da abusivo a tutore degli habitat costieri del Parco
Per ripristinare condizioni di legalità il Parco ha di recente adottato il Piano Territoriale e il Regolamento del Parco definendo un sistema di regole necessarie a mettere ordine ai tanti parcheggi presenti nell’area naturale protetta, facendoli arretrare dalla linea di costa e dal fragile sistema dunale. In questa situazione si inserisce la storia di Franco Nigro alias “Ciccio lido un euro”, parcheggiatore che da circa vent’anni opera nella zona con un parcheggio abusivo posto a ridosso delle dune, su un’area un tempo occupata da canna palustre e zona umida. Ogni estate si rimaneva sconcertati alla vista di una marea di lamiere infuocate parcheggiate e li Ciccio, con la sua roulotte sgangherata a raccoglieva il contributo di un euro per ogni auto posta tra le dune e la zona umida. Era il feudo di Ciccio, che per la sua autorevolezza costruita da anni di infrazioni della legge, mai nessuno aveva mai messo in discussione. Se non quattro anni fa quando in comune accordo con la proprietà del terreno il suo accesso venne chiuso con grandi massi di pietra. Ciccio non riusciva a darsi pace e a spiegarsi ciò e con la sua imponente mole e la sfrontatezza di chi non ha nulla da perdere ha cominciato a rintracciare i responsabili del Parco, per lui autori unici della chiusura del suo parcheggio. Sono state settimane di fuoco, piene di preoccupazioni per tutti. Poi c’è stata la possibilità di trovare un altro spazio disponibile per le auto, lontano dalla spiaggia, dalla duna, dalla zona umida. Un’alternativa colta da Ciccio che suo malgrado ha deciso di spostare li il suo parcheggio, un luogo voluto dal Parco e autorizzato dal Comune di Ostuni. Ed ecco che la sorpresa per tutti coloro che parcheggiavano era la consegna di una ricevuta fiscale, una ricevuta di due euro, di cui un euro per tasse da versare allo Stato e l’atro euro per Ciccio. La conquista della legalità non gli ha modificato i guadagni, ma gli ha conferito una nuova fierezza, quella di poter lavorare alla luce del sole conquistando dignità davanti a tutti, quella di poter dire la sua in merito a tutte le cose da fare per migliorare l’immagine del Parco, per contrastare l’abusivismo, per redarguire chi abbandona rifiuti per strada o dietro le dune. Ciccio ora vuole lavorare con la maglietta del Parco, lui che ha chiamato il parcheggio “Salva dune”, lui che pulisce i bordi delle strade dalle buste di spazzatura abbandonate, lui che per evitare che le auto parcheggino abusivamente realizza a proprie spese staccionate in legno, che innaffia le giovani piante della macchia mediterranea messe a dimora dall’Agenzia Regionale delle Foreste, che ha rinaturalizzato in proprio aree un tempo degradate, che manutiene a proprie spese la cartellonistica nelle aree di sosta del Parco. Insomma da nemico a migliore alleato del Parco. Perché se un Parco è un laboratorio di sviluppo sostenibile, il recupero degli habitat e delle specie in via di estinzione è importante quanto il recupero sociale ed economico degli uomini che in un Parco ci vivono, ci lavorano e sognano un futuro migliore. Un recupero alla legalità, al rispetto delle regole al senso civico. Infatti non possiamo parlare di tutela della biodiversità, del paesaggio, degli habitat, della bellezza e della storia dei luoghi se non c’è legalità e rispetto delle regole.
Mentre una nuova partita IVA è nata su quell’area sino a due anni fa occupata da un parcheggio abusivo, la natura sta facendo il suo corso con le canne di palude che hanno cominciano a spuntare e il sole che riprende a specchiarsi nei pantani che hanno finalmente preso il posto delle auto.

11. CR – Il cibo in Italia non è solo una questione di nutrizione: riguarda lo stile di vita, la cultura e la condivisione. Raccontaci il tuo punto di vista e che significato ha l’olio d’oliva in questo contesto.
L’olio extravergine di oliva è l’alimento principe della dieta mediterranea che, se genuino, è un vero toccasana per la nostra salute. Penso conosciamo tutti i benefici apportati da sostanze antiossidanti, vitamine ecc. Così come tutti conosciamo la storia millenaria dell’olivo e dell’olio e la simbologia che rappresentano, l’olivo il simbolo della pace, dell’immortalità, l’olio usato nelle funzioni sacre ecc. Ma non è di questo che voglio parlare, voglio raccontare un episodio che mi sta a cuore tramandatomi da un operaio: Ottaviano era il “naghiro“ (soprintendente) del frantoio della masseria, ed era lui che condiva il pasto consumato all’interno del frantoio. Normalmente c’era un unico grande piatto dove si condivideva il cibo, che conteneva legumi, fave o fagioli con al centro della verdura di campagna o peperoni. Bene, lui condiva con l’olio simulando sempre il segno della croce e molto spesso si lasciava scappare in dialetto ostunese “va chian ‘ttaviano“ (vai piano Ottaviano) come per dire non far cadere più olio di quello necessario. Questo ci fa capire quanto fosse prezioso e quanto rispetto meritasse l’olio di oliva e tutto questo all’interno di un frantoio dove cera tanta disponibilità.

12. GC – Progetti futuri? Come si può supportare ed essere coinvolti nel progetto?
Per il futuro vogliamo organizzare un sistema economico composto dalle aziende agricole e turistiche e di servizi che operano nel Parco, che possano promuovere e organizzare autonomamente un’offerta turistica territoriale fondata sulla sostenibilità, organizzando pacchetti da promuovere come “sistema parco”. Ciò rientra anche nello spirito della CETS che nella fase III vede anche la certificazione di un tour operator del territorio che promuova un sistema turistico e culturale legato alla storia, alla natura e all’economia dei luoghi. Altro elemento è quello di chiudere, con l’approvazione da parte della Regione, del Paino del Parco che stabilisca regole certe e definite e nel contempo liberi delle energie positive di tanti operatori e di soggetti che intendono aprire nuove imprese connesse con la tutela e la corretta fruizione del Parco. Un ultimo elemento è rappresentato dall’ampliamento del perimetro del Parco date le istanze di inclusione nel Parco di numerose aziende agricole, di operatori turistici presenti lungo la costa e di un Comune confinante, quello di Cisternino, che intende mettere a disposizione una parte significativa del proprio territorio perché diventi area naturale protetta. L’ultimo degli obiettivi, forse quello più importante è coinvolgere in prima persona tutti gli operatori privati che operano, lavorano e trovano giovamento dalla presenza del Parco, a contribuire finanziariamente alla vita dell’Ente parco, in modo che lo stesso possa mantenersi esclusivamente attraverso il contributo privato, svincolandosi dalla parte pubblica e da tutte le possibili forme di condizionamento gestionale che ne derivano. E’ importante avere un Parco in cui il significato di “pubblico” stia nel fatto di essere sostenuto direttamente dalla comunità locale, piuttosto che essere un Ente pubblico. Questo contribuirebbe più di ogni altra cosa ad aumentare il senso di responsabilità, di cura e di amore verso il proprio territorio da parte dei privati.

Alessia Clusini

 
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